Senza nessun pudore oggi, preso da una incontenibile voglia, ho divorato mezza barretta di cioccolato.
Sarà anche per questo celestiale peccato che, forse per sentirmi un po' meno in colpa, stasera mi sento in dovere di parlarvi del marchio FairTrade!
Scherzi a parte FairTrade, per chi ancora non lo conoscesse, è il marchio del commercio equo-solidale o semplicemente equo (fair trade in inglese).
Tale marchio assicura la produzione e la provenienza di un prodotto dal mercato equo e solidale avendo la certezza che, acquistandolo, non si è favorito lo sfruttamento minorile o dei lavoratori; proteggendoli quindi e tutelandoli in considerazione e nel rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo. Inoltre, a detta di molti, il commercio equo sosterrebbe ad accrescere la ricchezza nei paesi più poveri anche se su questa affermazione, in determinate situazioni, non sono personalmente del tutto d'accordo.
Tra le corsie dei supermercati sono presenti molteplici prodotti ma solo quelli con il marchio FairTrade sono controllati rigidamente in tutto il loro processo: dal produttore all’importatore alla piccola, media e grande distribuzione.
La COOP per esempio possiede una linea solidal dove si possono trovare diversi prodotti..
Il marchio di qualità FairTraide garantisce prezzi stabili ed equi e il rispetto di standard sociali e ambientali minimi. Naturalmente a volte questi prodotti sono più cari proprio perché paghiamo il prezzo che essi effettivamente costano in quanto, a differenza dei comuni prodotti per esempio, la produzione, il trasporto, i danni alla salute e all'ambiente non vengono scaricati sulla società; possiamo inoltre affermare che il sovrapprezzo sui prodotti del commercio equo è una forma di trasferimento di beneficenza,
D'altra parte tuttavia c'è anche chi sostiene che per mezzo del commercio equo solidale, rispetto ad altre forme di erogazione di aiuti, come dice Paul Collier << ..si incoraggiano i beneficiari a continuare a fare ciò che stanno facendo>>. Ne caso del caffè per esempio, il commercio equo punta a incrementare i prezzi di alcuni prodotti esportati dai paesi più poveri e in questo non c'è niente di male tuttavia, tale azione, incoraggia i beneficiari a produrre sempre caffè.
Vi è poi la diatriba fra commercio equo e spesa a chilometri zero anche se, a mio modesto parere, il confronto è improduttivo ed errato in quanto non si tratta di precludere una cosa in favore dell'altra; si tratta di tutelare giustamente i nostri prodotti locali e con esso l'ambiente e costruire relazioni commerciali giuste, nel caso del FairTrade, che permettano una vita dignitosa ai produttori/lavoratori/contadini (l'autosufficienza alimentare è poco realistica: il caffè lo importeremo sempre, così come il cacao ed altri numerosi prodotti che non sono disponibili in Italia..). In sostanza io tifo per entrambe!
<<Uno dei principali problemi dell'economia dei paesi più poveri è che i produttori non hanno diversificato la produzione al di là di una ristretta gamma di beni primari >> afferma sempre Collier. << Fintanto che continueranno a coltivare i prodotti che li hanno condannati alla povertà, saranno costretti a vivere di beneficienza >>.
A voi dunque l'ardua sentenza.

2 commenti:
ciao! bello il tuo blog! interessanti gli spunti che dai ma secondo me tale Collier sbaglia...non è vero che il commercio equo incoraggia i contadini a fare sempre quello che fanno...anzi!negli standard Fairtrade ci sono dei requisiti di progresso e di incentivo (c'ho fatto la tesi!)...anche secondo me il km zero in questo caso è una questione mal posta... intanto (in sintesi) perchè certi prodotti nascono e crescono solo nell'emisfero Sud e poi perchè l'impatto maggiore di co2 è dovuto al metodo di produzione e non al mezzo di trasporto!ciao!matteo
Grazie Matteo per il tuo importante commento! Sinceramente..anch'io non credo che il commercio equo incoraggi i contadini a fare sempre quello che fanno..per quanto riguarda Collier: io lo "amo/odio" Collier..soprattutto perché mi spiazza sempre ed è spesso controcorrente il che, di fatto, mi permette di avere una "diversa" interpretazione del fenomeno spesso affascinante, insomma ti spiazza e questo, secondo me, è molto importante. Sul km 0 pienamente d'accordo!! Grazie ancora Matteo ciao!
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