24 febbraio 2012

le torri e rossella

Sono convinto che la rete sia uno magnifico strumento, per tanti motivi.

Una cosa, grazie a internet, ci tengo a fare. Ricordare, nel mio piccolo, due spiacevoli situazioni che non devono assolutamente essere oscurate e dimenticate dalle migliaia di informazioni che ci tramortiscono tutti i giorni. Credo che rappresentino bene due facce di questa malata Italia che solo con il rigore, una sperata legalità, un briciolo di fierezza e molta umanità potranno guarire.

Tutti i lavoratori licenziati figli della crisi sono uomini e donne che lottano con tutte le loro forze per proteggersi dal futuro. Il presidio sulla torre al binario 21 nella stazione centrale di Milano è un simbolo di lealtà, fatta di tanta gente semplice ed onesta, com'è ricca l'Italia, che è stufa dei tanti soprusi e affronti volgari di piccoli potenti uomini che giocano con il destino delle persone, come fossero caramelle e semplici numeri che "non tornano" nei bilanci d'azienda di fine stagione.

Rossella Urru, la giovane cooperante italiana rapita ad ottobre in Algeria. Ogni volta che vedo il volto di questa bella ragazza mi tornano in mente i miei quattro viaggi in Africa, il recente viaggio in Brasile, da cooperante, o meglio, da semplice volontario internazionale. Provo ad immaginare i nostri sogni, la nostra voglia di restituire al prossimo, con la certezza assoluta di avere parecchie cose in comune. Nel mondo vi sono centinaia di cooperanti di nazionalità italiana. Difficile rispondere cosa ci fa partire, cos'è che ci spinge ad abbandonare tutto e percorrere, affrontare, un pezzo di "strada" INSIEME ad altre persone, alla quale non sono garantiti i più elementari diritti umani.

Forse vivere. Vivere per il prossimo e resistere.

Come stanno facendo uomini e donne da sopra e sotto torri simboliche, come quella al binario 21, attorno a freddi ed affamati presidi. Come fanno tutti i giorni milioni di lavoratori in difficoltà, disoccupati, in cassa o precari per colpa di una "crisi" alla quale loro non hanno contribuito ma che però devono rimediare e pagare con ciò che gli rimane. Per non rassegnarsi ad esistere per conto della vita e tornare a credere in un futuro migliore.

Come ha fatto, prima di essere rapita e come sta facendo, chissà dove, Rossella durante e dopo il suo lavoro nelle tendopoli Sahrawi.

Resisti Rossella.
Resisti.



19 febbraio 2012

capelli bianchi brizzolati

Molti mi prendono in giro per i miei capelli bianchi. In effetti per avere solo ventinove anni sono parecchio brizzolato ma non è affatto un problema anzi, mi piace!

Io rispondo scherzando che è il pronto soccorso che mi fa invecchiare prima del tempo. L'ho ripetuto anche stanotte, mentre si stava per concludere uno dei più interessanti e faticosi turni della mia carriera infermieristica (il sabato sera in pronto soccorso è sempre un'avventura e non si smentisce mai!). Antonio, il nostro medico, tralasciando i capelli bianchi ad un certo punto poi, rivolgendosi al nostro autista (il più giovane tra tutti noi, poco più che ventenne..) ha affermato, senza troppo scherzare, che chi compie il nostro lavoro è normale che "invecchi" prima e che diventi un po' più riflessivo; legandosi forse maggiormente alle realtà delle cose, rispetto ai propri coetanei.

Ed un po' è vero.
Io stesso, nel mio piccolo, mi sono accorto che il lavoro mi ha cambiato nel corso del tempo, soprattutto da quando sono diventato infermiere (ma già dall'università, dai primi tirocini..) o ancora prima da quando, a diciassette anni, ho svolto il corso per diventare volontario nella Pubblica Assistenza del mio piccolo paese di provincia.

S'invecchia prima credo perché le tante realtà delle cose appunto ti schiaffeggiano prima, con la consapevolezza che i mondi incantati non esistono e tanto meno durano per sempre. E questo chi lavora in ambito sanitario, o con persone sofferenti o in difficoltà, lo sa bene.

La signora Emma, cinquantasei anni, una mattina come tutte le altre si è alzata presto, come sempre, per preparare la colazione a tutta la sua famiglia. In bagno, nel lavarsi il viso, s'accorge però che qualcosa non va. Si sente strana. Ma non ci da troppo peso e così facendo trascorrono minuti preziosissimi. Ad un certo punto però avverte la strana sensazione di non riuscire a tradurre in parole alcuni pensieri. Avvisa il marito che la tranquillizza ma dopo alcune ore si convincono ad andare al pronto soccorso.
Giungono da noi verso mezzo giorno. La signora è tranquilla, giustamente preoccupata ma ancora sorridente e scherzosa. Noi un po' meno. Attiviamo il codice ictus, in meno di un'ora la centralizziamo come da protocollo in un centro specialistico. Il giorno dopo ho scoperto poi che, nel tardo pomeriggio, la signora era stata trasferita, in coma, in neurochirurgia. Operata alla testa, ora si trova in condizioni critiche.

Quando l'ho saputo ci sono rimasto malissimo.

In questi giorni siamo sopraffatti della farfallina di Belen ma a nessuno, per esempio, è venuto in mente di sensibilizzare e informare ancor più la popolazione, utilizzando proprio la potenza mediatica di San Remo, sull'importanza del riconoscimento dei sintomi e delle cure più appropriate per prevenire e soprattutto curare l'ictus, l'infarto del miocardio, oppure l'utilizzo della cintura e l'importanza di non bere prima di mettersi alla guida per esempio; tutte questioni nella quale alcuni comportamenti, oltre che il riconoscimento di alcuni sintomi, possono davvero fare la differenza tra la vita e la morte. Altro che farfallina..

Ci sono cose che succedono tutti i giorni apparentemente così distanti dalle banalità e dalle sciocchezze che circondono tutti noi quotidianamente da farci sembrare immortali, indistruttibili, pieni di vita. Eppure avvengono e molti si scordano che la vita è qualcosa di più grande di loro. Che le nostre vite purtroppo corrono da sole, anche senza di noi. E quando lo fanno spesso è troppo tardi.

A questo penso, per esempio, quando in piena notte inserisco in triage o corro a soccorrere in ambulanza ragazzini in coma etilico. Io non giustifico rischi inutili solo per il fatto di essere adolescenti.

Ammiro molto invece tutti quei ragazzi che, una o due volte al mese, utilizzano un po' del loro tempo per fare volontariato, per salire su una ambulanza della Pubblica Assistenza, della Croce Rossa o della Misericordia, convenzionata con il proprio 118 locale per esempio, pronti per assistere e soccorrere il prossimo e che sanno bene cosa vuol dire sfruttare la propria gioventù in modo positivo e importante.

Il volontariato è una risorsa. Per tutti ma anche e soprattutto per noi stessi.
Il volontariato fa bene. Anche per i più fighi e dannati; quelli convinti di non invecchiare mai!

E se il rischio è quello di invecchiare prima, essere un po' più a contatto con la realtà e le sofferenze delle cose..ben venga correrlo.

17 febbraio 2012

rassegna LINK - 12-

Ecco alcuni articoli, news, analisi, editoriali o semplici storie e curiosità per la quale vale la pena perdere qualche minuto..























11 febbraio 2012

uidu.org - il network socialmente utile

Da qualche settimana un gruppo d'intraprendenti e preparati ragazzi (che premetto di non conoscere se non per quello che ho letto di loro e del loro progetto) hanno attivato, ideato e programmato uidu, un nuovo network, ancora allo stato primordiale, che però, secondo il mio modesto parere, è davvero interessante.

E' troppo presto, tuttavia, per comprendere le reali potenzialità di questo nuovo strumento web che punta a permettere a tutte le organizzazioni non profit (Onlus, Associazioni di Promozione Sociale, Organizzazioni di Volontariato, Cooperative Sociali, Fondazioni ecc.) di interagire con la propria comunità di riferimento, in un unico luogo che, come scrivono i fondatori di uidu "..serva come un contenitore adatto ai contenuti preziosi di cui le organizzazioni si fanno portatrici e promotrici". Permettere quindi di incontrare e perchè no, far incontrare (creare quindi reti..) le organizzazioni non profit del proprio territorio.

Per saperne di piu' vi rimando al blog di uidu ..

Promuoviamolo!

Nell'infinito spazio di Internet, l'esempio più famoso che mi ricorda uidu.org è attualmente in corso grazie a Chris R. Hughes, co-fondatore di Facebook (insieme ai suoi colleghi d'Università ad Harvard Mark Zuckerberg, Eduardo Saverin e Dustin Moskovitz) poi consulente per il sito della campagna presidenziale 2008 di Barack Obama che, nel 2010, fonda Jumo, un social network nato per permettere agli utenti di seguire cause umanitarie come ambiente, povertà, diritti umani, pace nel mondo ecc, mettendo in contatto il pubblico con le organizzazioni che si occupano di beneficenza e non profit, con lo scopo di "cambiare il mondo".

Insomma una nuova era è appena iniziata, ancora tutta da scoprire, i cui effetti sono ancora da verificare; la capacità di mobilitare le persone diventa sempre più fondamentale per le organizzazioni e ci si chiede se questi nuovi strumenti della comunicazione "sociale" (social network, web2.0 ecc.) potranno dunque modificare il modo stesso di fare progetti e cooperazione.

07 febbraio 2012

morte e nursing transculturale: CATTOLICESIMO/ L'assistenza infermieristica di fronte alla cultura Cristiana - 1 di 5

E' impossibile non considerare il contesto del passaggio alla morte se si applica la culture care.

In questo primo post dedicato all'assistenza alla morte, in relazione alle varie religioni, cercherò di approfondire questa "fase" delicatissima della vita: il passaggio, la gestione e l'assistenza alla morte appunto, in relazione alla cultura cristiana-cattolica.

In generale è fondamentale, per tutte le religioni che prenderemo in esame nei successivi post, l'attenzione che il professionista infermiere porgerà alla relazione rapportata al contesto; sarà fondamentale che l'infermiere coinvolga la famiglia della persona che si sta avvicinando a questo delicato passaggio, negoziando, se lo terrà più opportuno (ricordiamoci che dipende molto da noi..), particolari richieste dei familiari, magari in conflitto con le varie procedure o regolamenti interni ospedalieri, al fine di ridurre l'ansia e una più efficace elaborazione del lutto.

Ricordiamo che è fondamentale considerare i dettami di fede della persona assistita!

Oggi più che mai i nostri ospedali assistono, oltre che cristiani (di cui cattolici e ortodossi), anche musulmani, persone di religione ebraica, induisti, buddisti, animisti. Direi che questi sono aspetti importanti da considerare non vi pare? Soprattutto ancor più maggiormente se la persona coinvolta nel processo assistenziale è vicina a quel passaggio unico e delicato che è appunto la morte. La difficoltà da parte delle istituzioni e degli individui spesso consiste nella comprensione dell'altro e nel rispetto delle sue differenze soprattutto, e lo abbiamo già  considerato nei precedenti post, se lo poniamo in un contesto di salute, malattia e appunto morte. Il professionista infermiere dunque di fatto e in perfetta sintonia coi tempi, deve tener conto di ciò che cambia nel tessuto sociale per il quale lavora.

Ecco una breve descrizione, un semplice appunto, che riguarda il differente approccio e significato della morte nelle principali religioni presenti in Italia. Questa prima traccia analizzerà la cultura cristiana; nei successivi post verranno analizzate le altre religioni prese in considerazione.

L'assistenza infermieristica di fronte alla cultura CRISTIANA (Cattolicesimo):
  • Il Cristiano nella vita, ma anche soprattutto nel morire, è unito a Gesù Cristo (Dio)
  • Il Cristiano in questo delicato passaggio non è solo; anche Gesù ha fatto l'esperienza della morte vivendo fino in fondo anch'esso questo momento. Gesù quindi sarà accanto al Cristiano e infonderà i suoi stessi sentimenti nella persona che sta per morire
  • Gesù accompagnerà il cristiano
  • Nella religione cristiana è molto importante la relazione con il vivente e quindi soprattutto l'accompagnamento del morente e della sua famiglia
  • E' di norma accettata l'estrema unzione da parte del cappellano ospedaliero appena avvenuto il decesso (anche se sempre più spesso questa pratica è poco realizzata oramai in tutti i reparti, comprese le sale urgenze dei pronto soccorso..)
  • Non ci sono particolari cure verso il corpo se non il rispetto che è dovuto a quest'ultimo
  • La salma, dopo la toilette funeraria, viuene coperta con un lenzuolo bianco, le mani possono essere giunte e le dita intrecciate all'altezza del petto o anche posare aperte l'una sull'altra all'altezza del ventre. A livello delle mani possono essere posti un rosario o un crocifisso
  • E' prassi porre attenzione all'ambiente esteriore che deve essere poco rumoroso e poco illuminato
  • Se il defunto è in ospedale si può chiedere presso la struttura sanitaria una preghiera guidata; in alcune strutture è ancora mantenuta la preghiera serale (veglia) dove la famiglia, i parenti, i vicini e gli amici si riuniscono in preghiera nel ricordo del defunto e per esprimere le condoglianze (..nel mio ospedale all'interno dell'obitorio, dove la salma viene spostata dopo il decesso avvenuto in reparto, vi è una sala apposita per la veglia e la preghiera)
  • La salma, posizionata all'interno di una bara, viene trasportata per la celebrazione cristiana, con il corteo funebre, all'interno di una Chiesa;  l'edificio, spesso anche un monumento, usato come luogo di culto cristiano.
  • La celebrazione del funerale cristiano è centrata sull'Eucarestia, fatta di Parola di Dio, silenzi, canti, gesti sacri e comunione.
  • Il segno del corpo è onorato nella sua interezza con l'acqua benedetta e con l'incenso
  • Il Cristianesimo pofessa la "resurrezione della carne", non distingue tra sepoltura o cremazione. Non si ritiene coerente con la fede cristiana e la pietà dei defunti la "dispersione delle ceneri"
  • In generale la morte non è intesa come un fatto privato, ma sociale e comunitario ed è dunque bene che le urne cinerarie vengano portate al cimitero
  • Il cimitero è la casa comune dove tutti sono accolti a attesi
  • Il cristiano crede nella resurrezione dei morti; la morte fisica cristiana non conduce più alla morte ma alla vita con Gesù Cristo risorto davanti al Padre.
Pochi giorni fa ho scoperto che negli U.S.A. è molto praticata l'imbalsamazione. Vi è un vero e proprio boom! Negli Stati Uniti è presente un forte spirito religioso e di fatto si osserva che nascono continuamente moltissime confessioni. Tuttavia il Cristianesimo è presente in tutte le sue grandi derivazioni: in maggioranza protestanti, seguiti dai cattolici, mormoni, Testimoni di Geova (della quale parlerò in un post a parte..) e ortodossi.

In rete ho scovato questo bel trafiletto tratto da un articolo di Corrado Colorno, pubblicato su Golem L'indispensabile, che parla del passaggio e del senso della morte (l'intero articolo potete leggerlo a questo link) e che spiega in modo chiaro cosa abbia assunto il significato dell'imbalsamazione negli States. Davvero interessante..

Negli Stati Uniti e in Canada molti cadaveri vengono imbalsamati.. È una nuova forma rituale di elaborazione del lutto. Nella nostra civiltà le convenienze, le regole sociali, il progresso della medicina, l'ospedalizzazione (la morte in ospedale e non più nel proprio letto) hanno posto un divieto molto pesante sulla morte, fino a farla diventare interdetto, tabù. Soprattutto in società dove il 'pensare positivo' è sentito come un dovere così come l'evitare a qualsiasi costo argomenti tristi, la sottrazione/privazione di un periodo (necessario) di pianto, dolore o lutto finisce per provocare spesso forme di nevrosi e depressione. Per affrontare l'inaccettabile si cerca di renderlo softly: imbalsamato, con una parvenza di vita, il caro estinto resta ancora per qualche tempo in compagnia della famiglia e degli amici che vogliano salutarlo, esposto in bell'ordine, fra rasi e cuscini, la bara aperta a metà, nella funeral home, che provvede alla musica, celestiale, rasserenante. Lo spettacolo è interamente a beneficio dei vivi.
Bibliografia di riferimento:
Nursing nella società multiculturale-Guida per l'infermiere-Laura Aletto, Lorenzo di Leo-Carocci Faber
Antropologia culturale, infermieristica e globalizzazione-A cura di Veronica Agnoletti e Alessandro Stievano-FrancoAngeli

06 febbraio 2012

Nursing Transculturale - Telepace intervista l'infermiera Rosa Cespedes

E' raro trovare dei programmi radiofonici o televisivi che diano la giusta importanza, con interviste o anche semplici approfondimenti, all'infermieristica transculculturale.

Esplorando la rete tuttavia, ho trovato questa bella intervista (in due parti) che parla di nursing transculturale; l'ho scovata su YouTube ma il merito va a Telepace che ha intervistato Rosa Cespedes, collega infermiera dell'INMP

Temi dell'intervista sono stati il lavoro svolto quotidianamente all'interno dell'ambulatorio dell'istituto, le caratteristiche del nursing transculturale, e l'inizio del XVI Corso Internazionale di Medicina Transculturale che da oltre quindici anni viene organizzato allo scopo di riflettere sulle nuove forme identitarie, individuali e collettive, che segnano una società alla ricerca di rotte e orizzonti inediti. Il primo appuntamento del corso, svoltosi il 27 gennaio 2011, ha avuto come titolo "La salute straniera: il nursing transculturale tra curare e prendersi cura".

Per tutti coloro che vogliono approfondire il nursing transculturale, le parole di questa nostra collega, sono molto preziose.





05 febbraio 2012

tabu' - programma televisivo

C'è un programma di Sky davvero molto interessante, trasmesso da National Geographic (Canale 403-404): si chiama Tabù.

Ogni cultura ha rituali e codici di vita che le sono propri. In Tabù vengono affrontate abitudini, modi, usi e costumi; usanze, convinzioni, culti e dottrine di milioni di persone analizzati sotto tanti punti di vista, oltre i nostri rassicuranti confini culturali, questo per entrare in contatto e cercare di comprendere stili di vita socialmente accettati in alcune culture, ma proibiti e illegali in altre. 

Con Tabù si proverà ad abbandonare le nostre convinzioni al fine di esplorare costumi e rituali che per alcune culture sono accettabili mentre per altre sono da considerare proibiti, illeciti o disprezzabili. 

Ogni episodio esamina un determinato argomento da diversi punti di vista e prospettive differenti, spesso avventurandosi in contesti che raramente sono stati ripresi dalle telecamere, non di rado avventurandosi in società molto poco conosciute. E sotto la guida di eminenti antropologi, psichiatri e sociologi (leggi a questo link chi sono e le loro biografie..) il programma ci accompagna in un appassionante viaggio tra una serie di pratiche bizzarre, cruente ma soprattutto -esistenti- caratteristiche di diverse culture umane. 

Davvero sorprendente!

Ecco alcuni esempi di tematiche affrontate dal programma (http://natgeotv.com/it/tabu/a-proposito-di) ..

Il corpo trasformato
Cosa ci spinge a ridisegnare o deformare il nostro corpo con operazioni o costrizioni d'ogni sorta? A definire noi stessi, e a dichiarare a quale cultura apparteniamo.

Nudità
Nella cultura occidentale, poche cose sono controverse come il corpo umano. Per alcuni, infatti, togliersi i vestiti è un atto liberatorio, per altri invece è un atto indecente, è tabù.

Buono da mangiare
Ogni essere umano ha bisogno di nutrirsi. Ma il cibo dipende anche dalla cultura e dalle tradizioni di un popolo. Riuscireste per esempio a mangiare un serpente ucciso di fronte a voi?

La fede oltre la preghiera
Aberrazioni, bizzarrie o normalità: come considerare le sofferenze, le mutilazioni, le punizioni che alcuni fedeli si infliggono per dimostrare la propria fede?

Corpi da violare
In quasi tutte le società, il corpo umano è sacro. Ma, in altre culture, talvolta può essere ritualmente violato, e in forme così estreme da causare un profondo disgusto.

Infanzia shock
Non sempre l'infanzia è il periodo più bello della vita. Fra bimbi che combattono sul ring e altri che devono dimostrare di aver fede, un viaggio nell'infanzia maltrattata.

Sulla terra
Le persone hanno il bisogno di appartenere ad una cultura. E in alcune tribù, esistono delle prove per misurare il valore di un individuo, o per dimostrare delle differenze rispetto agli altri.

Orribili delizie
Il cibo spesso va incontro a divieti. Uno dei più potenti tabù riguarda, infatti, ciò che si può e non si può mangiare. Ma in base a cosa si stabiliscono tali regole?

Allucinazioni perverse
In molti paesi, le sostanze allucinogene sono illegali. In alcune culture, invece, vengono usate nei riti religiosi per entrare in uno stato alterato della mente.

Ai margini degli emarginati
Ogni società, grande o piccola che sia, ha i suoi emarginati, che possono essere persone affette da una particolare malattia o quelli che fanno un determinato lavoro.

Il terzo sesso
Per la maggior parte delle culture i sessi sono solo due: maschile e femminile. E affermare che ne potrebbero esistere altri è tabù. Ma in India il terzo sesso è già una realtà.

Sesso senza censure
Amore e pulsione sessuale sono due delle più potenti emozioni umane. Ma in ogni cultura sono regolate da tabù e specifici permessi e divieti, persino in occidente.

A mali estremi
In tutti i paesi del mondo ad ogni crimine corrisponde una pena precisa. Ma quella che è considerata giustizia da una parte, è vista come una crudeltà da altre culture.

Pioggia di sangue
Nelle società moderne la macellazione avviene in luoghi chiusi. Ma in altre società l'uccisione degli animali, per sacrificio religioso o per rituale, avviene ancora in pubblico.

Corpi bizzarri
In alcune culture il corpo umano non può essere modificato perché è ritenuto sacro. Ma in altre, compresa quella occidentale, c'è chi la pensa in maniera completamente diversa.

Le droghe
Le droghe capaci di curare sono ritenute sacre, quelle che trasportano in altre dimensioni sono tabù. Ma perché nell'antichità erano regolarmente utilizzate e oggi sono proibite?

L'oltretomba
In alcune culture, la morte è considerata tabù mentre per altre è normale avere a che fare con essa. Scopriamo quali sono i rituali più strani e bizzarri legati all'oltretomba.

Prove di fede
Mutilazioni, sofferenze, privazioni. Aver fede significa anche infliggersi supplizi, secondo alcune credenze e religioni. Ma fino a che limite i fedeli sono disposti a spingersi?

Marchio d'identità
Tatuaggi, scarificazioni e mutilazioni volontarie comunicano agli altri chi siamo. Ma ciò che è accettato in una cultura può essere inaccettabile o tabù per altre.

Combatti o fuggi!
Ci sono momenti nella vita in cui dobbiamo dimostrare di essere degni. Ma in alcune culture, affrontare un avversario rituale, reale o simbolico è un atto obbligatorio.

Spiriti del male
La presenza del diavolo è molto sentita nelle società: quando cose spiacevoli accadono alle persone buone, alcune culture colpevolizzano il diavolo e si arrendono, altre no.

Finché morte non ci separi?
In molte culture il matrimonio è riservato all'unione di un uomo con una donna. In altre ha invece un significato più ampio. Uno sguardo alle unioni considerate tabù.

La stregoneria
Nelle culture moderne si tende a demonizzare le streghe e la pratica della magia, ma fra molti popoli quest'ultima è ancora viva e chi la pratica è ammirato e rispettato.

Il sesso
Un viaggio tra chi vive nelle zone grigie della sessualità. Dalle vergini maledette dell'Albania agli eunuchi dell'India, cerchiamo di capire come vengono affrontati gli stereotipi su tale argomento.

La morte
Nel corso della nostra vita, pensiamo spesso alla morte. E il modo in cui una cultura si rapporta ad essa può dire molto sulle credenze di un popolo. Come influisce sul nostro modo di pensare?

Preparatevi dunque a non avere più tabù..

Buono da mangiare


04 febbraio 2012

matteocorradini.com

E' con grande gioia che vi propongo di conoscere Matteo Corradini e il suo blog.

Nato nel 1975, Matteo Corradini è autore di libri per adulti e per ragazzi. Dottore in Lingue Orientali con specializzazione in lingua ebraica, si occupa di creazione, didattica della Memoria, espressione. È tra i curatori del festival scrittorincittà (Cuneo). Fa parte del team di lavoro del MEIS, Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah (Ferrara). Collabora alle testate Andersen e Popotus. Con alcuni amici musicisti prepara conferenze musicali. Ha vinto il primo Premio nazionale Alberto Manzi per la migliore opera educativa per ragazzi. È TrattoVip 2010 e 2011, e la Fila gli ha dedicato un TrattoPen.

Ecco un post molto bello di Matteo intitolato "La clandestinità è solo fragilità".

La notizia è di oggi, il fatto è di ieri.
Le volanti sono intervenute ieri mattina sul Corso dove un controllore ha fermato una donna nigeriana di 28 anni senza biglietto e documenti. La polizia ha scoperto che si trattava di una clandestina che non aveva ottenuto l’asilo politico ed è stata quindi accompagnata a un centro di accoglienza a Torino.
Questo genere di informazioni mi mette sempre tristezza. Non tutto sappiamo, e le cose potrebbero non essere andate perfettamente così, ma a prenderla alla lettera le volanti (al plurale) delle forze dell’ordine sono intervenute per fermare una donna sospettata di clandestinità. Eviterei il solito discorso di chi dice che la Polizia andrebbe usata meglio e altrove, perché per tutti c’è un meglio e unaltrove che non coincidono mai col luogo dove la Polizia opera. Però viene da pensare. Viene da pensare soprattutto al male che una donna (di cui conosciamo solo la clandestinità) possa fare alla nostra società. Alla nostra società che ha radici cristiane (ce lo rammentano spesso). Quale male potrebbe farci questa donna, questa persona, che ha come unica pecca l’essere clandestina? In molte nazioni, perlomeno in quelle che dispongono di codici più civili del nostro, la clandestinità non è nemmeno reato. Ossia, non è considerato né un male per l’individuo né un male per la società.

Quando leggo queste notizie comprendo che di strada ce n’è ancora da fare, come collettività. Prima che un autista non si senta in dovere di chiamare la Polizia perché una clandestina viaggia sul suo pullman a scrocco. Prima che la Polizia non accompagni in un centro d’accoglienza (gli eufemismi, a volte) una persona solo perché non in regola col permesso di soggiorno. Ma Polizia e autista in fondo non hanno colpe, eseguono. A noi, però, a noi persone comuni, quanto toccano storie come questa?

e poi..

Smettere di guardare i treni

La vita. Hai presente?

No surprises